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Elenco dei miei libri - filippogiuseppepitrella

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Elenco dei miei libri

                                                                                       
                                  " L'Evento" I edizione


                                  
    Prefazione
Etimologicamente il sostantivo evento sta a significare: venuto fuori e, singolarmente,
in questo libro dove l’autore lo adopera nel senso figurato di lieto «evento», cioè nascita,
il titolo si impadronisce della trama, tanto che da questo lieto evento, con una
concatenazione di casualità, si snodano una serie di avvenimenti che precedono e seguono
la venuta al mondo della piccola Veronica. I coniugi Velone, unacoppia come tante nel
nostro piccolo mondo borghese, vive le ansie, le aspettative e i piccoli e grandi drammi
legati alla nascita della loro primogenita. Intorno a questa coppia ruotano altri personaggi
che fanno parte della vita di ognuno di noi: i genitori di lei, i genitori di lui, i colleghi di
lavoro, la cameriera, gli amici, donne solitarie, tutti accomunati da quella che è una delle
più grandi paure dei nostri giorni: la solitudine, e dal bisogno di accaparrarsi un affetto  
che niente e nessuno possa toglierci; ed è in nome di questa paura che prima viene
travolto Marco, e poi a poco a poco anche Monica e, per un verso o per un altro, anche
tutti gli altri personaggi.Ma il salvarsi da questa paura non avviene attraverso i piaceri di una vita giocata solo sul facile sesso,
bisogna intraprendere la via forse più difficile e senz’altro più faticosa dell’amore, e così alla fine è questo sentimento che trova
la soluzione; la piccola Veronica viene vista per quello che realmente è: il frutto del desiderio e dell’amore.
Con la corsa in automobile verso casa, Marco ritrova la strada smarrita del suo cuore e conclude il suo «evento» tra le braccia
di Monica, che si rende conto che la «sua» paura di solitudine può acquietarsi solo tra le braccia del «suo» uomo, il padre
di sua figlia.
Vi sono in questo testo vari spunti di riflessione, che lo rendono per i lettori quasi un messaggio che va al di là della facile trama.

                                                                                                           Rita De Santis Selmi





                     " Con il cuore e l'anima"

        
         "Il cuore ragiona che ragione non conosce
"                                    

                                            
Prefazione

La poesia di Filippo Giuseppe Pitrella è espressione genuina del suo percepire
e sentire profondamente la vita nelle molteplici manifestazioni.
Nella sua visione poetica domina la spontaneità e si assiste al dilagare di un
flusso d’emozioni e pensieri, riportati in componimenti che adottano il verso
libero e lasciano spazio alla pulsione creativa e all’impulso lirico come a non
voler porre limiti a questa espansione.
La colonna portante della presente silloge può essere individuata nella
concezione dell’amore nel suo significato più profondo, nella sua essenza
autentica, vera e pura.
Ecco allora che ben si comprende il senso di vuoto che attanaglia a causa
dell’assenza della persona amata, della figura femminile di Silvia: Lei è la
sua vita, “unica ragione di vita”. Lei regala la luce con la sua bellezza e la
sua dolcezza. Lei è “l’unica donna che ama” ed è “sempre nei suoi pensieri, nei suoi sogni”. Il suo slancio
amoroso deflagra in innumerevoli vibrazioni: il fuoco dell’amore “brucia” nel suo cuore, brucia nella sua anima
e, ogni istante, non desidera altro che pensare alla donna amata con tutto il suo cuore, con tutto il suo ardore.
Le sue parole esprimono un profondo bisogno d’amore, che diventa necessità vitale, come afferma e si evince
in alcune poesie: il vuoto che sente dentro il cuore deve essere colmato dall’amore di una donna, deve sentire
palpitare il cuore.
Nei giorni della vita, al contrario, si devono fare i conti con la sofferta solitudine, con la malinconia che assale:
a volte, capita di sentirsi “sperduto” tra la gente, in preda a paure e timori che nascono dal travaglio interiore.
Vivere non è facile e bisogna fare appello alla nostra forza, al nostro coraggio per combattere “l’oscurità della
vita”, le contraddizioni dell’esistere, le delusioni e le tristezze, fino a non dover più dire “com’è triste la vita”,
anche se la donna amata “ha chiuso la porta e non è tornata più”; e, ancor più desolatamente, “non c’è donna
che mi sappia amare” come nella poesia “Non c’è donna”.
La soluzione a queste confessioni che rattristano viene data dallo stesso Filippo Giuseppe Pitrella quando
afferma che “la vita è amare gli altri”: ecco la pienezza della vita ed il recupero del senso di bontà che abbonda
nel suo animo e lo conduce sulla via della salvazione, della luce amorevole che diventa fondamentale per
ritrovare la pace interiore, la quiete dell’animo.
Filippo Giuseppe Pitrella grida il suo amore e la “voce del cuore” alimenta la sua poesia, costantemente e
profondamente.
La miscela lirica cerca di superare la sensazione che lo fa sentire “soffocato dal senso di questa vita assurda”,
come a sentirsi travolto dal destino in una vita che “corre veloce” e con la consapevolezza che “il tempo passato
non tornerà più”.
V’è da sottolineare, infine, che Filippo Giuseppe Pitrella spazia in altre tematiche e, in primo luogo, si lancia in
una critica alla società moderna e alle contraddizioni dell’Uomo; in seconda istanza, affronta la tragedia della
guerra, la problematica dell’eutanasia e, ancora, la sofferta condizione di una parte dell’umanità.
Nonostante alcuni riferimenti che riconducono ad una sofferente visione e al senso d’inquietudine che serpeggia
in alcune riflessioni, Filippo Giuseppe Pitrella vuole offrire un segno di speranza, un senso d’intima comunione
spirituale.
In fin dei conti, è proprio l’amore che si diffonde nella sua poesia, la avvolge e la conduce verso la visione luminosa e,
poi, alimenta la volontà sognante, la propensione al sogno, quasi a ricercare il senso d’una rivelazione che affranchi
dalle sofferenze e dalla solitudine
                                                                                                                                 
Massimiliano Del Duca


                " L'Evento" II edizione

                        PREFAZIONE
Etimologicamente il sostantivo evento sta a significare: venuto
fuori e, singolarmente, in questo libro dove l’autore lo adopera
nel senso figurato di lieto «evento», cioè nascita, il titolo si  impadronisce della
trama, tanto che da questo lieto evento, con una concatenazione di
casualità, si snodano una serie di avvenimenti che precedono e
seguono la venuta al mondo della piccola Veronica. I coniugi Velone,
una coppia come tante nel nostro piccolo mondo borghese, vive le
ansie, le aspettative e i piccoli e grandi drammi legati alla nascita della
loro primogenita.
Intorno a questa coppia ruotano altri personaggi che fanno parte della
vita di ognuno di noi: i genitori di lei, i genitori di lui, i colleghi di lavoro,
la cameriera, gli amici, donne solitarie, tutti accomunati da quella
che è una delle più grandi paure dei nostri giorni: la solitudine, e dal
bisogno di accaparrarsi un affetto che niente e nessuno possa toglierci; ed è in nome di questa paura che
prima viene travolto Marco, e poi a poco a poco anche Monica e, per un verso o per un altro, anche tutti
gli altri personaggi.
Ma il salvarsi da questa paura non avviene attraverso i piaceri di una vita giocata solo sul facile sesso,
bisogna intraprendere la via forse più difficile e senz’altro più faticosa dell’amore, e così alla fine è
questo sentimento che trova la soluzione; la piccola Veronica viene vista per quello che realmente è: il
frutto del desiderio e dell’amore. Con la corsa in automobile verso casa, Marco ritrova la strada smarrita
del suo cuore e conclude il suo «evento» tra le braccia di Monica, che si rende conto che la «sua» paura
di solitudine può acquietarsi solo tra le braccia del «suo» uomo, il padre di sua figlia.
Vi sono in questo testo vari spunti di riflessione, che lo rendono per i lettori quasi un messaggio che
va al di là della facile trama.
                                                                                                                  Rita De Santis Selmi
  


                "Alibi d'Aureo (Pensieri e parole)"

                                          
 PREFAZIONE
Nella silloge di poesie, dal titolo “Alibi d’Aureo”, la visione lirica di Filippo Giuseppe Pitrella riconduce ad un sofferto intenso travaglio per la perdita della donna amata
ed alimenta l’universo emozionale che rende appieno il drammatico e lacerante rapporto sentimentale nelle sue molteplici sfaccettature.
La poesia di Filippo Giuseppe Pitrella è ammantata di una sorta di cantabilità dalla quale deriva la facile lettura e, a volte, pare di leggere i testi di canzoni odierne, con lereiterazioni ed il tono discorsivo: alcuni versi rimandano, indubbiamente, a frammenti di canzoni di baglioniana memoria e ad altre strofe di cantabili motivetti melodici. Il processo lirico è dinamico ed emerge con tutta la sua forza in alcuni componimenti che comprendono profonde manifestazioni dell’animo, quasi ad incarnare un dialogo interiore che sfocia in un flusso continuo di sensazioni,
pensieri e riflessioni.
Non v’è dubbio che la semplicità d’espressione e la genuinità dell’intenzione che la sostiene contraddistinguano la struttura lirica: il cuore è sincero e l’animo è limpido.
L’uragano sentimentale si scatena nel suo cuore, che si strazia per l’assenza della donna amata quando la simbolica “alba”, con la sua nuova luce, riporta alla mente i ricordi del “suo fascino splendente”, dei momenti vissuti insieme e del calore del suo corpo: durante questo recupero memoriale domina il senso d’impotenza davanti alla tremenda perdita dell’amore, che diventa “perdita” della propria anima e la tristezza invade l’animo mentre “lacrime d’amore” scendono copiose ed inondano l’intera visione poetica. Le evidenze dell’amore immenso sono percepibili in ogni parola perché Lei è il “suo” amore, Lei è la sua “stella”, il suo dolce “fiore d’amore”, Lei è “parte del suo corpo” in una unione che si fa fusione totale nel sogno d’amore “che non può avere fine”: o, quanto meno, non dovrebbe avere fine.
La lontananza della donna amata, ormai “ombra” raminga nella sua mente, diventa lacerazione dell’animo capace
di far crollare le certezze e inabissare nel baratro della disperazione: la sofferenza rende vulnerabile alla minima emozione; diventa difficile resistere alla voglia di “abbracciarla e far l’amore”; capita di sentire continuamente il “cuore in gola”, manca il respiro ed il sorriso è ormai “spento”. La crisi esistenziale sentimentale è devastante e le emozioni soffocano il cuore quando ripensa ai giorni vissuti insieme a lei ed, ora, è desolante lasciar scivolare via i ricordi pervasi dal “dolor d’amore” e dal senso d’abbandono nonostante la nascita d’un figlio. Il senso d’amarezza accentua la condizione di solitudine, quel sentirsi “solo e stanco”, uomo che è fantasma di se stesso, che “non desidera più volare ma morire”: ecco allora che emerge la consapevolezza di combattere la “vita infame”, di intraprendere un nuovo cammino “verso un futuro pieno di speranze e d’amore”, quasi a tornare ad assaporare le gioie della vita con il desiderio di liberarsi dall’“angoscia inutile”, generata dal semplice ricordo della donna amata che ormai è lontana e, finalmente, dimenticarla per ritrovare se stesso.
La vita è una fitta rete di grandi e piccole gioie, di tristezze e malinconie, un cammino impervio che però regala attimi di felicità e, dopo le tempeste sentimentali che fan bruciare d’amore l’anima e le angosce che soffocano il cuore, v’è sempre la visione della via salvifica che offre la fondamentale considerazione: non si deve mai chiudere la porta alla vita.
Non a caso, la seconda parte del libro contiene alcuni aforismi e pensieri che diventano simboliche riflessioni, sovente,
collegate all’esperienza esistenziale vissuta. La rivelazione offerta dal Tempo è più importante delle semplici “cose” umane che, inevitabilmente, svaniscono e si sgretolano, difficilmente regalano risposte oracolari e trascendono la limitante condizione dell’Uomo: purtroppo non si può tornare indietro e l’unica cosa da fare è tendere al traguardo d’una nuova vita che sia luminosa.
                                                                                                                                     Massimiliano Del Duca


 
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